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Implantologia a Carico Immediato

Si può perdere un dente per diverse cause: una carie molto profonda, un’importante infiammazione a carico dei tessuti paradontali o, semplicemente, un trauma. Quale che sia il motivo, il risultato è sempre lo stesso: la bocca ne perde sia dal punto di vista estetico sia dal punto di vista meccanico-funzionale, con difficoltà di articolazione corretta della parola, inefficace masticazione e, di conseguenza, difficile digestione. Inoltre, viene messa a rischio la salute degli altri denti ancora in sede, e di tutto il cavo orale. Possono, infatti, verificarsi:

Il problema di una dentatura imperfetta ed incompleta è sempre stato sentito dall’uomo, fin dall’epoca più antica. Ne sono testimonianza i resti di mummie con schegge di conchiglie o manufatti metallici inseriti direttamente nelle gengive. Ovviamente questi primi tentativi d’impianto dentale erano destinati ad avere scarso successo, poiché all’epoca mancavano le conoscenze tecniche e soprattutto quelle fisio-patologiche necessarie. Non vi erano gli antibiotici a combattere le infezioni e, inoltre, non era conosciuto il fenomeno del rigetto né quello dell’osteointegrazione. Il rigetto consiste nella reazione di difesa che ha l’organismo contro sostanze o tessuti riconosciuti come estranei, reazione che tende a inglobare, separare dal resto del corpo ed infine espellere l’aggressore. L’osteointegrazione consiste, invece, in un’intima unione tra impianto ed osso, unione in grado di garantire la stabilità e la tenuta della protesi.

L’implantologia nei secoli si è evoluta molto lentamente, come del resto la medicina tutta. Incredibili passi avanti sono stati compiuti solo a partire dalla seconda metà del 1900. Periodo a cui viene fatta risalire la nascita dell’implantologia moderna. La prima svolta importante è stata compiuta con la scelta del titanio quale materiale protesico. Una scelta nata grazie agli studi dell’odontoiatra svedese Dott. Branemark, che ha riconosciuto nelle qualità di questo metallo le caratteristiche necessarie per la fabbricazione degli impianti. Il titanio presenta, infatti, alti livelli di biocompatibilità ed osteointegrazione, e si è dimostrato negli anni l’opzione ideale per impedire il rigetto e far sì che la protesi si stabilizzi con successo.

Ma, mentre la scelta del materiale non pone dubbi, diversa è la situazione per quanto riguarda tecnica e tempistica degli impianti. Nello specifico sono riconoscibili due distinte scuole di pensiero: l’implantologia a carico differito e quella a carico immediato.

L’implantologia a carico differito prevede la divisione dell’intervento due fasi: prima viene inserito nell’osso il pilastro di titanio e poi, dopo un intervallo di tempo variabile dai tre ai sei mesi, vi si avvita sopra la protesi coronale. L’implantologia a carico immediato prevede, invece, nella stessa seduta entrambe le manovre, quindi sia l’inserimento degli impianti dentali sia il fissaggio delle corone provvisorie (o definitive). Per molti anni la tecnica più utilizzata è stata quella a carico differito. Ciò dipendeva dal timore che non fosse possibile un’osteointegrazione efficace in tempi brevi e che, quindi, senza l’attesa tra una fase e l’altra, l’impianto fosse destinato a fallire. Recentemente i numeri hanno dimostrato, però, che gli impianti inseriti con la tecnica del carico immediato si osteointegrano esattamente come quelli caricati tradizionalmente, garantendo la medesima stabilità e riuscita nel tempo. Ciò ovviamente ha cambiato le carte in tavola, ed ora questa tecnica è diventata la prediletta di odontoiatri e pazienti.

Perché? Per i suoi numerosi vantaggi:

Ma possono sottoporsi tutti a questi tipi d’impianti? Tutti o quasi. I requisiti di cui necessitano i pazienti per subire un impianto a carico immediato sono i seguenti:

È compito dell’odontoiatra decidere di volta in volta, in base alle proprie abilità e alle condizioni del paziente, quale sia la tecnica più adatta. Ma è ovvio che dovrà comunque rendere partecipe della scelta anche il soggetto. Quest’ultimo tenderà sempre a preferire l’intervento più rapido e meno invasivo. Come dargli torto?

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